12 Gennaio 2026

Senza infermieri motivati a rischio il futuro del Ssn

Approvata in Consiglio dei ministri la legge delega per potenziare il Servizio sanitario nazionale. Ma il nodo della carenza di personale resta. Schillaci: "Biosgna agire su più fronti. Il primo è rendere appetibile per i giovani Scienze infermieriestiche"

Di Pa.Al.
Senza infermieri motivati a rischio il futuro del Ssn

La riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale, ma anche il potenziamento dell'assitenza territoriale e ospedaliera passano attraverso la legge delega che il Consiglio dei ministri di oggi ha apparovato. Un primo passo, trattandosi appunto di una delega. Una cornice che andrà riempita di contenuti. Ma soprattutto di personale. È la carenza, in primis e in maniera più grave, di infermieri infatti lo spettro che aleggia sulla tenuta dell'intero Ssn. Tema sul quale non a caso il ministro della Salute, Orazio Schillaci, si è soffermato presentando il provvedimento licenziato in Cdm.

IL DISEGNO DI LEGGE DELEGA
“Con questo provvedimento vogliamo rendere il servizio sanitario nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini – ha detto il ministro -. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza. L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.
Il provvedimento prevede l’adozione di decreti attuativi entro il 31 dicembre 2026.

GLI OSPEDALI DI TERZO LIVELLO
In particolare, si aggiorna la classificazione delle strutture ospedaliere, con l’introduzione degli ospedali di terzo livello, quali strutture di eccellenza con bacino di utenza nazionale o sovranazionale utili a ridurre la mobilità sanitaria. Inoltre, saranno individuati gli ospedali elettivi ovvero le strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso dove trasferire pazienti acuti non urgenti da altre strutture ospedaliere di livello superiore.

Obiettivo della riforma è, anche, il miglioramento dell’appropriatezza dell’offerta ospedaliera con la definizione di standard minimi per le attività di ricovero, in coerenza con la disciplina dell’ospedale di comunità. In quest’ottica, si vuole potenziare il ruolo delle buone pratiche clinico-assistenziali e organizzative, anche sotto il profilo del riconoscimento del valore giuridico.

LA CENTRALITÀ DELL'ASSISTENZA TERRITORIALE
Il provvedimento dedica particolare attenzione all’assistenza territoriale per le persone non autosufficienti, attraverso l’indicazione di standard di personale, la garanzia della continuità assistenziale e la promozione della domiciliarità. Si mira, poi, a garantire l’aggiornamento dell’assistenza rivolta alle persone con patologie croniche complesse e avanzate e l’organizzazione delle cure palliative. La riforma punta infine a valorizzare la bioetica clinica, come strumento di umanizzazione delle cure, a rafforzare l’integrazione tra interventi sanitari e socioassistenziali e a riordinare i servizi di salute mentale. In tale contesto, si colloca la previsione di un riordino della disciplina dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per rafforzare il loro contributo nell’assistenza territoriale.

 

IL NODO DEGLI INFERMIERI CHE MANCANO
Il menù, insomma, è un po' questo. Peccato che manchi uno degli ingredienti principali. Senza infermieri, che giocano un ruolo da protagonista sia nelle corsie degli ospedali sia sul territorio, infatti, l'intera riorganizzazione del Ssn rischia di rimanere monca, se non addirittura solo sulla carta. Una questione ben nota al ministro che, infatti, ha ribadito:  "Il vero problema è che il numero di infermieri è molto inferiore rispetto agli altri Paesi che fanno parte dell'Ocse. E soprattutto c'è stata negli anni la perdita di attrattività per il corso di laurea che oggi è un corso triennale e poi c'è un corso specialistico".
Secondo Schillaci si deve "agire su vari fronti" e  il primo è quello di "rendere nuovamente interessante e appetibile per i giovani le Scienze infermieristiche. Su questo siamo intervenuti con l'introduzione di tre nuove lauree specialistiche che credo possano rappresentare un percorso formativo migliore e più adatto alla tempistica. Siamo poi intervenuti in legge di Bilancio aumentando l'indennità di specificità infermieristica", tuttavia "la carenza è un problema complesso, gli infermieri non mancano solo in Italia ma in Europa e anche negli Stati uniti e in Giappone. Credo - ha concluso - che sia importante rendere attrattiva la professione, dare maggiore spazio a persone che si formano. Da parte nostra c'è attenzione, il futuro del Ssn dipende anche dall'avere in servizio infermieri motivati". 

 

 

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