22 Gennaio 2026

Insufficienza respiratoria: arriva lo studio sull'impatto negli anziani ospedalizzati

Promossa dai geriatri della Sigot, è la prima rilevazione su scala nazionale di questa 'nuova sindorme geriatrica', ancora poco studiata nella pratica clinica quotidiana. I dettagli

Di NS
Insufficienza respiratoria: arriva lo studio sull'impatto negli anziani ospedalizzati

L’insufficienza respiratoria – ovvero la riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso, una condizione nota anche come ipossiemia – è una delle complicanze più frequenti e pericolose negli anziani ricoverati, ma resta ancora poco studiata nella pratica clinica quotidiana. Per colmare questo vuoto è nato Hypoxia Day, il primo studio osservazionale multicentrico mai realizzato in Italia su questo tema, promosso dalla Società italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (Sigot) e coordinato dall’Unità operativa complessa di Geriatria dell’Azienda ospedaliera di Cosenza e dalla direzione scientifica Sigot. 

LO STUDIO
Il 14 gennaio 2026, in un’unica giornata di rilevazione nazionale, medici e ricercatori hanno valutato tutti i pazienti ricoverati con età pari o superiore a 55 anni nei reparti aderenti, con l’obiettivo di misurare la reale prevalenza dell’insufficienza respiratoria, identificarne le cause e comprenderne l’impatto su mortalità ospedaliera, durata della degenza e prognosi a breve termine. Quaranta i reparti ospedalieri per acuti coinvolti in tutta Italia (di cui circa la metà nell’Italia Meridionale), tra Geriatria e Medicina interna, per un totale di più di 700 pazienti. Lo studio ha l’obiettivo di misurare la reale diffusione dell’insufficienza respiratoria negli anziani ospedalizzati, identificarne le cause principali e confrontare le caratteristiche cliniche e la prognosi dei pazienti con ipossiemia rispetto a quelli senza insufficienza respiratoria. I pazienti arruolati saranno inoltre seguiti nel tempo, fino a 90 giorni dalla dimissione, per valutare l’impatto della sindrome su mortalità intraospedaliera, durata del ricovero, modalità di dimissione e mortalità a 90 giorni dalla dimissione.

UNA NUOVA SINDROME GERIATRICA ANCORA SOTTOVALUTATA
L’insufficienza respiratoria non è una malattia in sé, ma la conseguenza di molte condizioni comuni nell’anziano: dallo scompenso cardiaco alle infezioni respiratorie, dalla sepsi agli eventi cerebrovascolari. Anche nelle forme lievi, l’ipossiemia rappresenta un potente fattore di rischio indipendente per esiti clinici sfavorevoli. Studi recenti suggeriscono che oltre il 40% degli anziani ricoverati dal Pronto soccorso possa presentare insufficienza respiratoria. Nonostante ciò, la sua reale prevalenza nei reparti ospedalieri per acuti e il suo peso prognostico non sono mai stati valutati in modo sistematico su scala nazionale. Per questo oggi viene considerata una vera e propria “nuova sindrome geriatrica”, che merita attenzione clinica, organizzativa e scientifica.
“L’insufficienza respiratoria è estremamente frequente negli anziani ospedalizzati, ma spesso non viene riconosciuta come un problema centrale, soprattutto quando non si manifesta in forma grave - spiega Filippo Luca Fimognari, coordinatore dello studio e direttore del Dipartimento ad Attività integrata medico polispecialistico dell’azienda ospedaliera di Cosenza - Con l’Hypoxia Day abbiamo voluto fotografare la realtà clinica quotidiana degli ospedali italiani, per capire quanto l’ipossiemia incida davvero sugli esiti dei pazienti anziani e per fornire basi scientifiche solide ad una gestione più tempestiva e appropriata". 
"Studiare l’insufficienza respiratoria - aggiunge Lorenzo Palleschi, presidente Sigot e direttore del Dipartimento medico dell’azienda ospedaliera S. Giovanni-Addolorata di Roma - significa migliorare la qualità delle cure, ridurre le complicanze e rendere il sistema sanitario più preparato ad affrontare le sfide dell’invecchiamento della popolazione. Già sappiamo che l’insufficienza respiratoria è un problema di sanità pubblica che richiede maggiore consapevolezza, formazione e integrazione tra i reparti, e soprattutto un maggiore sforzo di ricerca clinica”.

I PROSSIMI PASSI 
I dati raccolti durante l’Hypoxia Day saranno ora analizzati e i risultati completi verranno diffusi nei prossimi mesi. L’obiettivo della Sigot è trasformare queste evidenze in raccomandazioni cliniche e organizzative, per migliorare la gestione dell’anziano fragile nei reparti ospedalieri per acuti.

 

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