Riforma del Ssn, "Parte con un grave limite: non ci sono risorse in più"
La senatrice Pd ed ex ministra della Salute Lorenzin boccia la legge delega: "Aggrava il problema del reclutamento di personale nell'urgenza, non affronta la carenza di infermieri, non scioglie il nodo delle difficoltà di accesso alle cure sanitarie"
Una riforma "ampia e vaga, un manifesto che contiene una promessa per il futuro, ma che non affronta i nodi della sanità come la carenza di personale e la fuga dalle cure". La senatrice del Pd e già ministra della Salute Beatrice Lorenzin boccia la legge delega approvata dal Consiglio dei ministri il 12 gennaio scorso e che punta a rivedere il modello organizzativo del Ssn. Da qui a fine anno il ministro della Salute Orazio Schillaci intende portare a termine i decreti attuativi, ma l'iter sarà comunque complesso visto che il ddl deve essere approvato dal Parlamento, poi sarà la volta dei decreti legislativi che andranno al vaglio della Conferenza Stato-Regioni.
LA RIORGANIZZAZIONE
Due le principali novità. La prima consiste nella individuazione di super ospedali, strutture ad altissima specializzazione di carattere nazionale, pensate per limitare la mobilità sanitaria tra Regioni. La seconda è la previsione di cosiddetti ospedali elettivi, dedicati esclusivamente alle prestazioni programmate (quindi interventi chirurgici e visite specialistiche), privi di pronto soccorso. Questa separazione è finalizzata a evitare che le urgenze blocchino l'attività ordinaria, riducendo le liste d'attesa.
La riforma interviene su tutta l'organizzazione del settore, andando ad impattare sui decreti ministeriali 70 del 2015 (a firma Balduzzi i cui decreti attuativi sono stati realizzati da Lorenzin) e 77 del 2022 (del ministro Speranza), che riguardano la programmazione dei fabbisogni e dei posti letti. "Ma il governo - spiega Lorenzin - interviene sul decreto 77 che non è ancora applicato, ipotizzando un nuovo modello programmatorio del personale tutto da disegnare, è un'operazione assai complessa, anche alla luce dell'invecchiamento della popolazione che crea un aumento dei bisogni sanitari, calcolato in 2% del Pil ogni anno".
"UN PROVVEDIMENTO ISORISORSE"
Per ora si tratta di un testo che per Lorenzin "parte con un grosso limite: è un provvedimento isorisorse. Ma come si fa a rafforzare strutture esistenti per creare dei super ospedali senza potenziare il personale, le attività e la ricerca? Se si vuole rafforzare strutture con specialità non si capisce come verranno selezionati e finanziati e come si pensa di farli interagire con le reti del territorio".
Anche nel secondo punto della riforma, che separa l'attività ordinaria dall'emergenza, il provvedimento si scontra con un problema che è già realtà: "La fuga del personale dall'urgenza. Con questa nuova organizzazione, delineata dal ministro, il problema del reclutamento del personale sarà ancora maggiore e ci sarà un impoverimento ulteriore dell'area dell'emergenza, anche perché chi non vi opera può fare tanta attività intramoenia".
IL NODO CARENZA DI PERSONALE
C'è poi una criticità che per la senatrice dem non è presa in considerazione dalla riforma, quella della carenza di personale, in particolare degli infermieri. "Senza risorse come si affronta la prima mancanza, quella di infermieri che è alla base di tutto il sistema? Se non si investe non si può rendere appetibile questa professione, bisogna focalizzarsi sugli stipendi, le carriere e la conciliazione con la vita familiare anche alla luce del fatto che queste professioni sanitarie sono spesso femminili. Poi credo si debba fare un'operazione di sensibilizzazione nelle scuole, spiegando il valore sociale dell'infermiere, ma su tutto questo nel testo non vedo proprio nulla".
La critica della ex ministra si concentra poi sul metodo e sui temi assenti nella riforma. Prima dell'approvazione del Consiglio dei ministri non c'è stato "un confronto preventivo di costruzione della delega con chi opera nel settore, nessuno è stato interpellato e questo è grave. Mi sembra un lavoro frettoloso per colmare un vuoto di riforme. Questo governo si caratterizza per un galleggiamento su tutti i temi, ma in particolare su quelli sanitari". Ora, nella sua realizzazione, "mi auguro che al Parlamento sia data la possibilità di esercitare la sua funzione, perché parliamo di una riforma strutturale, che va condivisa con Parlamento e Regioni", rimarca Lorenzin.
DIFFICILE ACCESSO ALLE CURE E FUGA VERSO IL PRIVATO
Infine, cosa manca nel ddl Schillaci? "Non si affrontano alcuni temi cruciali come tutto il capitolo socio assistenziale e la crescente difficoltà di accesso alle cure sanitarie. Quello che mi preoccupa è che così andiamo verso una privatizzazione della sanità. Non c'è solo una fuga verso il privato per chi se lo può permettere, ma si va verso un modello assicurativo per cui si accede a visite specialistiche nel privato, se si ha un rimborso. Se impoverisci il pubblico crei una frattura tra chi ha un fondo integrativo e chi non può permetterselo. E senza un processo governato - avverte - neanche le assicurazioni riesciranno a coprire questi costi perché i fondi nascono per integrare la sanità pubblica, non per sostituirla. Ma anche di questo non si parla".
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