Aborto: mancano i dati. Gli ultimi risalgono al 2022
La denuncia arriva dal M5s. Nel mirino la relazione al Parlamento sull'attuazione della legge 194 "in un ritardo mai visto prima". La deputata Sportiello: "E' una precisa volontà politica, ma quelle informazioni sono nostre"
La relazione sull'attuazione della 194 è in "in un ritardo mai visto prima". Parliamo del documento annuale previsto dall'articolo 16 della legge del 1978 che il ministero della Salute deve presentare al Parlamento entro febbraio, con l'andamento delle interruzioni volontarie di gravidanza, il punto sulla prevenzione e i dati regione per regione. Per sollecitare il governo a rispettare questa scadenza la deputata del Movimento cinque stelle Gilda Sportiello ha promosso un incontro alla Camera. "Stiamo aspettando la relazione 2025 con i dati del 2023, non si è mai registrato un ritardo simile”, ha sottolineato la parlamentare pentastellata. Che ha rincarato: “Questo ritardo si spiega solo con una volontà politica di creare un ulteriore ostacolo all'accesso all'aborto, ma quei dati sono nostri, è un nostro diritto averli".
L'ultima relazione risale al 5 febbraio 2024 e conteneva i dati del 2022, la precedente è del 6 ottobre 2023 sulla base di dati del 2021, quindi ora il Parlamento aspetta il documento del 2025 con dati 2023. "Ormai siamo nel 2026, sono dati che arrivano con tre anni di ritardo. Evidentemente, il ministro della Salute non ritiene importante fornire informazioni che invece ci deve dare, quei numeri sono storie che non devono diventare invisibili", ha insistito Sportiello.
La deputata si è chiesta poi come sia possibile "prendere delle decisioni politiche sulla base di dati riferiti a tre anni prima". In particolare, la relazione fornisce il quadro sulla obiezione di coscienza tra i medici, territorio per territorio. "Sappiamo che ha tassi altissimi, in alcune Regioni arriva all'80-90%, con realtà in cui c'è un solo ginecologo non obiettore e magari in questi tre anni è andato in pensione. Oggi da qui – ha concluso - arriva una voce forte e chiara di un'intera collettività che chiede il rispetto dei diritti, è vergognoso che si faccia carta straccia di quello che ci riguarda".
L'incontro a Montecitorio è stato l'occasione per fare il punto della situazione su un fenomeno che dall'approvazione della legge ha visto un costante calo, con un ricorso tra i più bassi a livello internazionale.
La ginecologa Monica Giobbe ha posto l’accento sul tasso di abortività (cioè il ricorso ogni 1.000 donne di età 15-49 anni) del 2022 che si è attestato al 5,6%. "Resta alta l'obiezione di coscienza tra i medici, al 60,7% a livello nazionale, con picchi di 81,5% in Sicilia e 91% in Molise, dove c'è un solo medico non obiettore". A questo quadro si affianca una carenza di ospedali che garantiscono l'accesso alla Ivg, "che sono solo il 61%. Mentre andrebbe garantito in tutti".
Infine,la psicoterapeuta Federica Di Martino, creatrice della piattaforma "IVG, ho abortito e sto benissimo", ha ricordato che l'aborto "rientra nei Lea ma é un diritto negato. Pretendiamo che lo Stato dia i dati e risposte chiare. La mancanza della relazione risponde a una volontà politica di non fonire gli strumenti di prevenzione e un accesso dignitoso all'aborto. Questo - ha chiosato - è un governo nemico delle donne: nega l'educazione sessuo-affettiva, costringe le donne che vogliono interrompere la gravidanza a migrazioni interregionali e anche la contraccezione non è garantita perché avendo dei costi non è a disposizione di tutti".
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