Cancro al pancreas: la cura spagnola e la prudenza necessaria
Secondo i gastroenterologi Sige, dal lavoro condotto sui topi del Cnio di Madrid arrivano risultati promettenti, ma occorre cautela: "Il passaggio dai modelli animali alla pratica clinica è un percorso lungo e delicato"
Un gruppo di scienziati avrebbe trovato il modo di curare il tumore al pancreas. La notizia, naturalmente, ha avuto una grandissima eco. Senza sminuire il valore della ricerca, però, la Sige- Società italiana di gastroenterologia ed endoscopia digestiva invita alla prudenza: “Il successo ottenuto in laboratorio non garantisce automaticamente un esito identico negli esseri umani. La biologia del tumore pancreatico umano è di una complessità tale da richiedere una validazione rigorosa attraverso trial clinici strutturati, indispensabili per confermare che la terapia sia non solo efficace, ma anche tollerabile nel lungo periodo”, sottolinea il presidente Sige, Luca Frulloni. Per poi aggiungere: “Il passaggio dai modelli animali alla pratica clinica è un percorso lungo e delicato; pertanto, questi risultati devono essere interpretati non come un traguardo finale, ma come una preziosa bussola per orientare la futura ricerca clinica. La comunità scientifica - in primo luogo, la Sige - è fiduciosa, ma la priorità resta quella di procedere con rigore metodologico per trasformare queste evidenze di laboratorio in una reale speranza di cura”.
L’ANTEFATTTO: LO STUDIO SUI TOPI
Per comprendere meglio bisogna riavvolgere il nastro e risalire alla pubblicazione su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) del lavoro condotto sui topi dal Centro nazionale spagnolo per la ricerca sul cancro (Cnio) di Madrid, guidato dal professor Mariano Barbacid, e quindi dei risultati riguardanti l’efficacia di una terapia sperimentale per l'adenocarcinoma duttale pancreatico, una patologia che conserva ancora oggi uno dei tassi di mortalità più elevati in ambito oncologico. Sebbene lo studio rappresenti un avanzamento scientifico di valore, secondo gli esperti Sige, è necessario ribadire come si posizioni in una fase sperimentale, condotta esclusivamente su topi, in un contesto che impone estrema cautela prima di poter parlare di una svolta terapeutica definitiva per i pazienti
IL FULCRO DELLA RICERCA
La ricerca ha evidenziato come l’azione combinata di inibizione su tre nodi strategici delle vie di segnalazione cellulare del gene KRAS, che codifica una proteina in grado di regolare la crescita cellulare, — nello specifico RAF1, EGFR e STAT3 — sia in grado di indurre una regressione completa del tumore senza la comparsa di resistenze farmacologiche per un periodo prolungato. Questa strategia, ha dimostrato un’efficacia senza precedenti nei topi, superando uno dei principali ostacoli della terapia attuale: la rapidità con cui le cellule cancerose del pancreas imparano a eludere i farmaci.
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