Medici contro tutti: i dentisti 'bullizzano' gli odontotecnici
La Commissione albo odontoiatri contro la proposta delle opposizioni di riconoscere l'arte ausiliaria come professione sanitaria nel ddl delega di riforma, in discussione alla Camera. Il presidente Senna: "Nessuna invasione di campo". La replica: "Cambiano i bisogni di cura e crescono le nostre competenze"
Medici schierati a tutto campo per difendere le proprie prerogative (leggasi orticelli), anche a costo di combattere contro i mulini a vento di minacce che non esistono. Prima l’attacco di Fnomceo agli infermieri e il botta e risposta con Fnopi, sulla scorta della tragica vicenda del Monaldi di Napoli e del piccolo Domenico Caliendo. Adesso, mutatis mutandis, la porta sbarrata degli odontoiatri alla richiesta degli odontotecnici di essere riconosciuti quali professionisti sanitari.
La pietra dello scandalo sono tre emendamenti delle opposizioni, in particolare Pd, Iv e M5s, al Ddl di riforma delle professioni sanitarie in discussione alla Camera. I pentastellati e Italia viva propongono di modificare l’articolo 4 del disegno di legge delega, mentre i democratici immaginano di aggiungere all’articolo 6 un articolo 6 bis: in tutti i casi la professione di odontotecnico viene inquadrata tra quelle sanitarie, con tanto di rafforzamento e certificazione delle competenze. Apriti cielo! La Commissione albo odontoiatri nazionale (Cao) della Fnomceo si è subito messa in trincea, prendendo carta e penna e vergando una lettera-appello alla relatrice del provvedimento in commissione Affari sociali, la deputata FdI Marta Schifone, e al presidente della stessa commissione, il forzista Ugo Cappellacci, chiedendo di respingere le proposte delle minoranze.
La Cao protesta: “L’odontotecnico non è – e non potrà essere – un professionista sanitario”. Il presidente Andrea Senna rincara nella lettera chiedendo di “evitare che gli odontotecnici, la cui attività è strettamente limitata alla fase tecnico artigianale e non clinica, possano, anche solo indirettamente, invadere l’ambito proprio dell’esercizio sanitario di competenza esclusiva degli odontoiatri”. I dentisti invocano la “corretta distinzione di ruoli e responsabilità tra professioni sanitarie e attività tecnico artigianali” e liquidano la figura di odontotecnico come “colui che svolge un’arte ausiliaria dopo aver frequentato l’Istituto professionale odontotecnici della durata quinquennale e dopo aver effettuato l’esame di abilitazione”. Dunque la loro attività è “strettamente riservata a un momento non clinico, in assenza del paziente e al di fuori dello svolgimento di tutte le attività concernenti l’odontoiatria”.
Dopotutto, per Senna, “la legge è chiara” nel dire che “l’odontotecnico può costruire apparecchi di protesi dentaria solo se riceve una specifica prescrizione da parte dell’odontoiatra” e in ogni caso non può “intervenire direttamente all’interno della bocca dei pazienti”. La Cao si richiama anche alla Cassazione che “si è pronunciata sull’argomento, affermando che costituisce esercizio abusivo della professione odontoiatrica la condotta dell’odontotecnico che esegua rilevazione di impronte dentarie, ispezione della cavità orale o prove e aggiustamenti di protesi direttamente sul paziente, trattandosi di attività riservate esclusivamente all’odontoiatra abilitato”. Di conseguenza “non può esserci alcuna commistione” tra le due attività.
Gli odontotecnici, dal canto loro, fanno notare da almeno 20 anni come il contesto sanitario stia cambiando, sia dal punto di vista epidemiologico che demografico. Mutano dunque le esigenze di cura degli italiani e le associazioni di settore sottolineano che la legge che disciplina le arti ausiliarie delle professioni sanitarie si avvia a compiere, tra due anni, un secolo di vita. In particolare, l’Antlo (Associazione nazionale titolari di laboratorio odontotecnico) e il Ciod (Collegio italiano odontotecnici) evidenziano come la stessa giustizia amministrativa abbia ormai sdoganato la legittimità dell’evoluzione normativa e formativa a professione sanitaria delle loro attività. Dunque, pesa ormai da tempo il forte ritardo del legislatore.
Mauro Marin, past president e responsabile delle relazioni istituzionali Antlo, rincara con Nursind Sanità: “In questa condizione siamo costretti a subire le indicazioni di chiunque altro. Ma nessuno tiene conto, nemmeno la Cao, che l’odontotecnico ha un ruolo fondamentale per il dentista che deve curare un paziente. Non avere la volontà di riconoscere la nostra professione per un presunto rischio di abusivismo è un controsenso: l’unico modo per contrastare gli abusivi è far decollare la collaborazione tra professionisti che hanno lo stesso fine, la salute delle persone”. Poi Marin aggiunge: “Si tratta di timori infondati da parte degli odontoiatri: le due professioni non possono assolutamente sovrapporsi, quindi basta leggere attentamente la proposta di profilo presentata per capire che non c’è alcuna volontà di invadere nessun campo”.
Secondo gli odontotecnici, il lavoro che essi svolgono nel campo della salute orale presuppone un livello crescente di formazione scientifica e dunque implica la necessità di maggiore autonomia e responsabilità. Ecco perché ora chiedono il riconoscimento normativo nel ddl delega, da attuare secondo le procedure previste dalla legge 43 del 2006. In più, replicano, la proposta di un nuovo profilo professionale è stata già vidimata dal Consiglio superiore di sanità e ciò non implica la disintermediazione, ossia non è necessario assegnare all’odontotecnico la facoltà di agire direttamente nel cavo orale. Infine, le sigle di categoria ricordano che i capitolati in vigore da decenni tra Asl e laboratori inquadrano il carattere delle attività di questi ultimi come assolutamente compatibile con i requisiti di una professione sanitaria.
Leggi anche:
"No all'uso strumentale di un evento tragico per battaglie ideologiche"
"I medici speculano sulla tragedia di Napoli, denigrati gli infermieri"
Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram