Case management, con la tecnologia infermieri sempre più protagonisti
Gli sviluppi della telemedicina e la frontiera dell'intelligenza artificiale cambiano lo scenario dell'assistenza, soprattutto quella territoriale. E i professionisti giocano un ruolo via via più importante. Ma serve un nuovo assetto che valorizzi competenze e responsabilità
Certe polemiche suonano come beghe di cortile mentre arriva il meteorite. Prese di posizione corporative a difesa di orticelli che nessuno vuole toccare e che, anzi, rischiano di venire spazzati via se non si cambia atteggiamento e non si lavora tutti assieme per la salvezza e la rinascita del nostro Ssn. Sta infatti mutando l’assetto del sistema sanitario e, in primis, sta cambiando l’assistenza territoriale sulla scorta del Dm 77 e del Pnrr. Ma pesa soprattutto l’evoluzione epocale del contesto sociale, demografico ed epidemiologico, abbinata alla rivoluzione tecnologica e all’avvento del digitale.
GLI INFERMIERI ‘CASE MANAGER’
In altre parole, con la telemedicina (ma non solo) e le cronicità in aumento il Case management non è più un modello episodico o pionieristico, ma un pilastro strutturale dell’assistenza. E in questa partita gli infermieri giocano un ruolo sempre più decisivo, da veri e propri manager delle cure. Le loro competenze e responsabilità crescenti li portano collocarsi in assetti in cui devono valutare i bisogni terapeutici, programmare i setting di assistenza appropriati, monitorare gli andamenti e anche coordinare le risorse necessarie per la gestione del caso. Insomma, sono portatori di una visione olistica che promuove la prevenzione, il management e il recupero dalle malattie croniche, migliorando la qualità di vita dei pazienti e riducendo gli impatti sulle strutture sanitarie. Un impegno complesso, in pratica, tra ospedale, territorio e comunità.
IL PROGETTO NEUROTELECARE DEL BESTA DI MILANO
In attesa delle necessarie innovazioni normative che, si spera, potrebbero arrivare dalla riforma delle professioni sanitarie, si moltiplicano le esperienze di Case management con infermieri protagonisti. All’Istituto neurologico Irccs Carlo Besta di Milano era partito tutto in modo emergenziale durante la pandemia, con visite online e infermieri collegati a distanza per non lasciare soli i pazienti. Adesso il progetto ‘NeuroTeleCare’ di presa in carico assistenziale personalizzata attraverso la telemedicina è un presidio irrinunciabile che migliora la qualità di vita del paziente e del suo caregiver, contribuisce a ridurre gli accessi in Pronto soccorso e in reparto, ma serve anche a misurare gli impatti terapeutici, organizzativi ed economici di breve e lungo periodo. I numeri parlano ormai di oltre 4.500 pazienti affetti da Parkinson e parkinsonismi coperti dall’avvio dell’iniziativa, con oltre 5mila interventi a distanza che hanno evitato successive visite in presenza nel 90% dei casi. Un modello in cui l'infermiere case manager è cruciale per la sua capacità di coordinare clinicamente l’intero processo, interfacciandosi in assetto multidisciplinare con altre figure come il neurologo, il logopedista o il fisioterapista.
I CASI DI ROVERETO E BIELLA
Con la telemedicina si riducono le visite poco utili e si implementa il monitoraggio continuo del paziente. Ecco allora che a Rovereto, all’ospedale Santa Maria del Carmine, ha debuttato qualche mese fa una app che rivoluziona la cardiologia, abbatte di molto i ricoveri dopo scompenso cardiaco e naturalmente accorcia le liste d’attesa. L’infermiere case manager qui è in contatto quotidiano con il paziente, monitora i dati che quest’ultimo inserisce via smartphone nell’app, contribuisce a migliorare il suo stile di vita e si coordina con i cardiologi specialisti. Inoltre, si sta già lavorando all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per predire lo scompenso cardiaco. All’azienda sanitaria di Biella, invece, il professionista care manager addirittura ha la responsabilità di predisporre le dimissioni anticipate e la continuità assistenziale, oltre a garantire il rapporto costo-qualità richiesto dal sistema e proporre le soluzioni migliori alla luce delle condizioni clinico-assistenziali del paziente. I care manager si occupano delle fragilità con frequenti accessi ai Pronto soccorso o comunque affetti da disabilità, cronicità e malattie neurodegenerative.
I TANTI RISVOLTI DEL TELENURSING
Il telenursing consente ormai il monitoraggio dei parametri vitali, grazie ai kit ‘one to many’ con tablet e device bluetooth. Si eseguono ad esempio elettrocardiogrammi e spirometrie direttamente a domicilio dell’utente con la tele-refertazione specialistica in modalità asincrona. Al terzo congresso Fnopi di Rimini, un anno fa, è stata portata la case history dei sistemi di monitoraggio continuo del glucosio che forniscono misurazioni automatizzate in tempo reale della glicemia nel liquido interstiziale e sono integrati con smartpen per la somministrazione dell'insulina, che è in grado di ottimizzare il dosaggio e migliorare la gestione terapeutica. E che dire della complessa sfida assistenziale connessa alla cura delle comunità di suore di clausura, tra fragilità nascoste, bisogni spirituali e un approccio olistico che tenga conto del bisogno di prestazioni personalizzate? Senza dimenticare il lavoro degli infermieri di famiglia e comunità alle prese con i casi di demenza, che spesso sconvolgono sia il contesto degli affetti che quello sociale in senso più largo.
SERVE UN RIASSETTO COMPLESSIVO
Ecco, sul territorio il ruolo di case manager tocca in modo quasi naturale all’Ifec, che è il punto di riferimento cui spettano le iniziative di prossimità per soddisfare i bisogni formativi, educativi, di autocura del paziente e il suo monitoraggio nel tempo. Ma tutte queste nuove figure hanno bisogno di essere sviluppate nel contesto di una riforma radicale dei modelli organizzativi, una revisione sia giuridica che economica. Ecco allora il peso determinante della formazione: ai professionisti vanno offerti percorsi che portino ad acquisire e soprattutto a far fruttare competenze specialistiche sempre più elevate e raffinate (pensiamo ad esempio alle implicazioni tecniche, ma anche etiche dell’utilizzo dell’Ia nel trattamento delle malattie mentali). Ne va dell’efficienza e della sopravvivenza stessa del nostro Ssn.
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