18 Marzo 2026

Infermieri, "bene le tre nuove lauree, ma va cambiato tutto il sistema"

La professoressa Sasso a Nursind Sanità: "Sono una grande occasione, però bisognerà declinarne al meglio la collocazione per non creare nuove frustrazioni. Dunque, serve una rivoluzione d'assetto". Sulle polemiche dei medici: "Mi riportano indietro di oltre 30 anni"

Di Ulisse Spinnato Vega
Infermieri, "bene le tre nuove lauree, ma va cambiato tutto il sistema"

Una conquista importante che però non basta se non diventa l’occasione per modificare in radice tutto l’assetto del sistema salute in Italia. C’è grande attesa attorno alle tre nuove lauree magistrali a indirizzo clinico che promettono di cambiare il volto della formazione infermieristica: si tratta degli indirizzi rivolti all’infermiere di famiglia e comunità, all’infermiere specialista in cure intensive e di emergenza, e all’infermiere esperto nelle cure neonatali e pediatriche. Dovrebbero debuttare nel 2026-2027 e tuttavia appare subito chiaro che non sarà sufficiente sfornare nuove e luccicanti pergamene; bisognerà costruire attorno ad esse sbocchi all’altezza e prospettive di carriera adeguate alle aspettative di chi sceglie percorsi formativi così complessi.

“Si tratta di indirizzi di cui si parla da tempo, in linea con l’evoluzione dei bisogni di cura e assistenza della popolazione, con le trasformazioni epidemiologiche e con le linee guida dettate dalle agenzie internazionali – spiega a Nursind Sanità Loredana Sasso, professore ordinario al Dipartimento di Scienze della salute dell’Università di Genova –. Siamo di fronte a profili che finora abbiamo portato avanti con i master, ma adesso i tempi sono maturi per una svolta”

Professoressa, queste nuove lauree potranno davvero stimolare i giovani e, in prospettiva, contrastare la carenza di infermieri?

Non è così scontato come ho letto in giro. Dipende da come queste lauree verranno inserite e da come saranno utilizzate le competenze in uscita. Sarà necessario declinarne al meglio la collocazione e rivedere l’assetto organizzativo e contrattuale. Ai giovani non basta dire che ci sono tre nuovi percorsi di studio, bisognerà far loro comprendere dove andranno a lavorare.

Insomma, si rischiano nuove delusioni?
L’acquisizione di queste tre lauree comporta maggiore autonomia decisionale, più responsabilità professionale e capacità di gestione clinica più complessa, ma serviranno cambiamenti sistemici, altrimenti si rischia di creare un disallineamento tra l’investimento universitario e la ricaduta organizzativa. E tutto dobbiamo fare tranne che generare nuove frustrazioni. Sotto questo aspetto, la migliore pubblicità per la professione infermieristica non arriva da certi slogan, ma dalla soddisfazione e dalla gratificazione dei professionisti stessi, che sono come un magnete per i giovani.   

Le professionalità scaturite da queste lauree, secondo lei, dovrebbero fare finalmente da ponte con la dirigenza, ora anche clinica, o confluiranno nel comparto attraverso l'Area delle elevate qualificazioni?
Non so prevede cosa accadrà, non siamo noi professori a gestire questo passaggio, ma ovviamente auspico che tutto ciò non si esaurisca in un avanzamento ordinamentale. È chiaro che dovrebbe realizzarsi il traghettamento verso la dirigenza: lo spero per i giovani e per i colleghi che stanno investendo tanto in formazione. Va introdotta quella che io definisco funzione clinica infermieristica avanzata e da ciò deve scaturire una spinta di trasformazione per tutto il sistema.  
  
Va temuta allora un'inflazione di dirigenti non collocabili nell'assetto attuale?
Ribadisco: va cambiato l’assetto in modo organico, altrimenti queste innovazioni formative non funzioneranno.

Come ha vissuto le polemiche fatte dai medici della Fnomceo?
Mi hanno riportato indietro di oltre 30 anni, al 1994 e all’abolizione del mansionario infermieristico. Pure allora sembrava dovesse crollare il mondo, si gridava all’esercizio abusivo della professione, ma in realtà ne è scaturito solo un grande beneficio. Guardi, la realtà è molto più avanti di quello che le persone immaginano.

In che senso?
Le do un dato. Come Cersi (Centro di eccellenza per la ricerca e lo sviluppo dell'infermieristica, ndr), progetto voluto da Fnopi, abbiamo condotto uno studio enlight, con la professoressa Alvaro come principal investigator: ne è scaturito che, nel 2024, in 279 ambulatori censiti oltre 2 milioni di prestazioni altamente specialistiche sono state erogate da infermieri, con 534mila pazienti presi in carico. Vede, sono colleghi che già si avvalgono di competenze avanzate, che però il sistema non riconosce. Ecco perché queste tre lauree sono una grande opportunità da sfruttare.    

Eppure, oltre alle già citate resistenze esterne, sono emersi anche malumori in seno alla categoria. Che fine farà, ad esempio, chi ha già in tasca un master?
Si tratta di preoccupazioni legittime perché i professionisti investono tanto in formazione, spesso di tasca loro e sottraendo tempo alla famiglia o ad altre attività. Tuttavia, il bello della dimensione universitaria è che nulla viene perduto. L’infermiere oggi in possesso del master può iscriversi alla laurea magistrale di indirizzo clinico e vedrà riconosciuti i suoi titoli come crediti formativi. Verranno premiate anche le esperienze precedenti e dunque il suo percorso sarà pienamente valorizzato.

 

 

Sempre più vicini ai nostri lettori.
Segui Nursind Sanità anche su Telegram