23 Marzo 2026

Meningite, contro l'infezione la priorità rimane la prevenzione vaccinale

Se nel Kent è allerta per un cluster della malattia, in Italia la situazione è sotto controllo. L'esperto Di Rosa (Società italiana d'igiene-SItI): "Importanti i richiami a 12 e 18 anni". Fondamentale, però, anche "la rapidità dell'intervento medico" di fronte a un sospetto diagnostico

Di Elisabetta Gramolini
Foto di Ed Us
Foto di Ed Us

Le cronache inglesi parlano di epidemia senza precedenti. Ed è vero. In questi giorni, nel Kent, contea a Sud di Londra, si contano già 29 casi notificati di meningite, di cui due decessi. La possibile occasione di esposizione è stata identificata a Canterbury tra il 5 e il 7 marzo, in un locale chiamato - ironia della sorte - “Club chemistry”. Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) ha assicurato sul rischio - classificato come molto basso - che l'epidemia possa estendersi nei Paesi dell'Unione.

 

LE RASSICURAZIONI DELL'ECDC
"Sebbene - precisa l'Ecdc - possano verificarsi alcuni casi secondari tra i contatti stretti dei casi accertati, la malattia non si diffonde nella comunità come, ad esempio, un virus respiratorio”. Per questa ragione è improbabile l'espansione dell'infezione al resto del Vecchio continente. Allo stesso tempo, i medici non dovrebbero escludere la possibilità nel caso in cui i pazienti abbiano viaggiato diretti nelle aree interessate dall'infezione. 

IL QUADRO ITALIANO
Anche per Enrico Di Rosa, presidente della Società italiana d’igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), nonostante il recente focolaio possa destare preoccupazione, la situazione attuale rientra nelle dinamiche epidemiologiche consuete della meningite da meningococco. “Si tratta - afferma – di una malattia estremamente seria e grave, ma fortunatamente i numeri rimangono limitati: si registrano circa qualche migliaio di casi a livello europeo e alcune centinaia in Italia. Tuttavia, la criticità principale risiede nell'alto tasso di mortalità, che si attesta intorno al 10%”. La patologia si presenta solitamente in forma sporadica con casi isolati, oppure attraverso piccoli focolai epidemici localizzati in contesti geografici precisi o ambienti di aggregazione come scuole, discoteche e dormitori. “Se non vi è stata un'esposizione diretta a questi specifici cluster - precisa -, non vi è motivo di allarme per la popolazione generale”.

L'INFEZIONE, LE FASCE D'ETÀ E LE MANIFESTAZIONI CLINICHE
La pericolosità della malattia è accentuata dal fatto che colpisce prevalentemente soggetti giovani. Il primo picco epidemiologico si registra nel primo anno di vita, dove avvengono quasi la metà dei casi, seguito da un secondo picco durante l'adolescenza e la giovinezza. “Identificare la meningite - osserva Di Rosa - può essere complesso poiché i sintomi iniziali sono spesso aspecifici, simili a una comune influenza con mal di gola o febbre. Il segnale di allerta è dato dal forte mal di testa e dalla comparsa di sintomi neurologici. Nei neonati la diagnosi è ancora più sfidante: non presentano la tipica rigidità nucale degli adulti, ma mostrano segnali di torpore, rallentamento o tensione della fontanella. È bene ricordare che in circa il 30% dei casi la malattia evolve in sepsi, un'infezione generalizzata estremamente grave che coinvolge l'intero organismo e non solo le membrane cerebrali”.

I RICHIAMI VACCINALI
Il principale strumento di difesa è rappresentato dalle vaccinazioni. Attualmente, il Piano Nazionale prevede la somministrazione del vaccino contro il meningococco B (responsabile di circa la metà dei casi) a partire dal secondo o terzo mese di vita. Esiste poi il vaccino quadrivalente che copre altri quattro sierotipi importanti, somministrato dopo il primo anno di età. Sebbene le coperture pediatriche siano soddisfacenti, le società scientifiche, compresa la Sitl, sottolineano l'importanza di un richiamo durante l'adolescenza, idealmente tra i 12 e i 18 anni. “Questo perché – precisa il presidente – l'efficacia del vaccino tende a diminuire dopo circa cinque anni e il richiamo protegge i ragazzi proprio durante la fase di maggior rischio, legata alla frequentazione di luoghi affollati e a stili di vita come il fumo o l'uso promiscuo di sigarette elettroniche. Per gli adulti, la vaccinazione è invece raccomandata solo in presenza di specifiche condizioni di rischio clinico”.

LA TEMPESTIVITÀ D'INTERVENTO
In presenza di un sospetto diagnostico, la tempestività è l'unico fattore in grado di migliorare la prognosi, che rimane comunque riservata. La conferma avviene solitamente tramite puntura lombare in ambito ospedaliero, ma la terapia antibiotica deve essere avviata il più precocemente possibile. “Anche con un trattamento adeguato, esiste il rischio di decesso o di esiti permanenti a lungo termine, spesso legati a complicazioni nella circolazione del liquido cefalrachidiano. La rapidità – conclude – dell'intervento medico e la prevenzione vaccinale restano quindi i pilastri fondamentali per gestire questa patologia”.

 

 

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