13 Aprile 2026

Tumori: i costi delle cure incidono sempre più sulla salute dei pazienti

Si chiama 'tossicità finanziaria' ed è un effetto collaterale quasi invisibile delle malattie oncologiche. In casi estremi si contraggono debiti, si vendono beni o si interrompono addirittura le terapie. Una fotografia del problema arriva dallo studio della Città della salute e della scienza di Torino

Di NS
Tumori: i costi delle cure incidono sempre più sulla salute dei pazienti

Le malattie oncologiche hanno un effetto collaterale quasi mai considerato: si chiama ‘tossicità finanziaria’ e riguarda i costi delle terapie, degli esami diagnostici, dei viaggi per la salute che il paziente deve affrontare, spesso con sostegni pubblici via via più esigui. Un carico economico per lo più correlato alle prestazioni del privato, che in definitiva peggiora la qualità della vita. In casi estremi, il malato di tumore contrae debiti, vende beni oppure deve interrompere le cure. Negli Usa, la tossicità finanziaria è riconosciuta come fattore prognostico negativo. E in Italia?

Nella Penisola, è vero, abbiamo un Ssn di gran lunga migliore di quello americano e buona parte degli esborsi delle terapie oncologiche è a carico del settore pubblico. Ma la situazione sta peggiorando anche da noi per carenze strutturali, mancanza di risorse e disparità fra regioni: il fardello di spese “out of pocket” per chi si ammala sta crescendo. Lo rivela uno studio condotto tra ottobre e dicembre 2024 presso la Città della salute e della scienza di Torino su 359 pazienti oncologici (177 uomini e 182 donne) in trattamento attivo, una indagine che ha utilizzato il questionario italiano Proffit, specifico per l’Italia, che esplora manifestazioni e cause della tossicità finanziaria.

Il punteggio mediano di tossicità finanziaria è risultato 33,33, su una scala da 1 a 100. Il 35,2 % dei pazienti intervistati ha dichiarato che la malattia ha ridotto le risorse economiche e 1 su 3 è preoccupato che la propria condizione economica possa condizionare la possibilità di avere cure adeguate. I pazienti disoccupati, ma anche i divorziati, sono particolarmente colpiti (mediana 52,38) rispetto ai pensionati (28,57). Il 32,1% ha ridotto spese per vacanze, ristoranti o spettacoli. Il 46% ha riferito di aver speso per eseguire visite ed esami nella sanità privata, a volte per scelta, in molti casi per la carenza di offerta nel pubblico che non garantisce tempi d’attesa adeguati. Oltre la metà dei pazienti (il 56%) ha sostenuto spese per farmaci supplementari e integratori; il 40% spende per psicoterapia, fisioterapia o cure dentali, in alcuni casi una conseguenza delle terapie.

Un aspetto da non sottovalutare sono i trasporti: se pure i pazienti interpellati alle Molinette hanno dichiarato di non dover affrontare spostamenti lunghi (non più di 40 minuti di media con i mezzi pubblici e 22 minuti utilizzando l’auto), anche distanza ridotte, moltiplicate per il numero di visite, controlli, terapie, concorrono ad aggravare la situazione. Poco importa se chi si è ammalato ha un cancro al polmone, alla mammella o al pancreas: nella casistica analizzata la tossicità finanziaria non è legata a un tipo di tumore piuttosto che a un altro, ma di certo la disponibilità economica di partenza gioca un ruolo importante nel peggioramento della qualità di vita.

Dieci anni fa, per affrontare il problema con strumenti tarati sul contesto italiano, è nato il progetto Proffit (Patient reported outcome for fighting financial toxicity of cancer), promosso da Aiom, Cipomo (Primari pncologi medici ospedalieri), Favo (Federazione associazioni volontariato ospedaliero), Ficog (Federation of oncology cooperative groups), Fondazione Gimema e finanziato da Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) che ha sviluppato appunto il questionario Proffit. L’appello è condiviso ed è rivolto all’intera filiera del sistema sanitario nazionale: clinici, politici e associazioni di pazienti: misurare e contrastare la financial toxicity non è un optional, ma una necessità.

 

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