"Non vogliamo abolire il rapporto fiduciario tra medici di famiglia e cittadini"
La precisazione del ministro Schillaci sulla riforma della medicina generale. Le liste d'attesa? "Trend in miglioramento, ma dobbiamo aggredire il 20% di prestazioni non eseguite nei tempi"
Dopo l’annuncio del decreto che punta a riformare la medicina generale, dando uno sprint alle Case di comunità, e le polemiche dei camici bianchi che ne sono seguite, torna a parlare il ministro della Salute, Orazio Schillaci. Ospite di “UnoMattina” su Rai1, il titolare del dicastero di Lungotevere Ripa ha rassicurato su uno dei timori che ha rimbalzato di più in queste ore e cioè la fine del rapporto fiduciario tra medici di base e pazienti. “Dobbiamo riformare la medicina territoriale, vogliamo avere una medicina territoriale più performante, vogliamo che i cittadini abbiano un più facile accesso alle cure”, ha detto il ministro. Ma ha anche sottolineato: “Non vogliamo assolutamente abolire il rapporto fiduciario che c'è tra i medici di famiglia e i cittadini, vogliamo una sanità più moderna, lo vogliamo fare con le Regioni e con i medici, solo al servizio dei cittadini”. Dopo 47 anni dalla fondazione del Ssn, ha argomentato Schillaci, è giusto “che ci sia una sanità più vicina, soprattutto a chi ha più bisogno, ai più fragili, ai più deboli, agli indigenti, come ricorda l'articolo 32 della Costituzione”.
Quindi, il ministro si è soffermato sulle liste d’attesa - “il problema più annoso del Servizio sanitario nazionale italiano” - tra risultati raggiunti e obiettivi da centrare. “C'è un trend che va in una direzione di miglioramento”, ha detto. E poi ancora: “La legge dove applicata funziona, ci sono dati molto incoraggianti: l'81% delle visite specialistiche viene erogata nei tempi e soprattutto c'è un miglioramento nei primi mesi di quest'anno rispetto allo scorso anno”. C’è poi l’altra faccia della medaglia e, quindi, un 20% di prestazioni urgenti che non viene garantito nei tempi: “Noi dobbiamo assolutamente aggredire anche questo 20% che non viene eseguito nei tempi richiesti”, ha evidenziato il ministro. “Dobbiamo lavorare ancora di più tutti insieme per riuscire ad ottenere in tutti gli ospedali italiani le stesse performance. Ci sono però già sul territorio nazionale più di 1000 ospedali che hanno migliorato fino al 20% e più quelle che erano il numero di prestazioni e i tempi di abbattimento delle liste d'attesa rispetto all'anno precedente”.
C’è poi il nodo dell’appropriatezza delle cure: “Credo che quando parliamo di liste di attesa, dobbiamo assicurarci che i cittadini facciano gli esami di cui hanno veramente bisogno nei tempi in cui ne hanno bisogno, su questo bisogna migliorare la cultura”, ha detto. “Stiamo lavorando soprattutto con l'Istituto superiore di sanità per avere delle linee guida moderne, delle buone pratiche cliniche. Oggi - ha spiegato - si fanno ancora troppi esami inutili e questo pesa ovviamente sul Servizio sanitario nazionale, allunga le liste di attesa”. Per poi precisare: “Non vogliamo togliere niente e nessuno, vogliamo che chi ha bisogno faccia l'esame quando ne ha bisogno, vogliamo che i medici siano più tutelati quando fanno delle prescrizioni o quando negano una prestazione inutile”.
Altra sfida chiave infine l'“accesso alle cure uguale per tutti”. Rimane “inaccettabile”, per il ministro “che oggi l'aspettativa di vita in una nazione moderna, con un servizio sanitario nazionale efficiente come il nostro, dipenda da dove uno vive o risiede e dipenda da quanto uno guadagna. Questo non può più andare avanti, dobbiamo veramente avere spirito coeso per dare a tutti le stesse possibilità di cura indipendentemente da dove uno risiede e da quanto uno guadagni”.
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