17 Giugno 2026

Sangue e plasma, "Ora una norma per i donatori che renda più semplici i permessi dal lavoro"

Rizzetto (FdI) lancia la proposta. Accanto alla sfida di allargare la platea di chi dona però c'è quella di rendere il sistema trasfusionale italiano sempre più tecnoclogico attraverso l'IA

Di Pa.Al.
Sangue e plasma, "Ora una norma per i donatori che renda più semplici i permessi dal lavoro"

Il futuro della donazione di sangue e plasma passa inevitabilmente attraverso l’IA, ma anche attraverso il coinvolgimento dei donatori. L’obiettivo dell’autosufficienza, infatti, rimane prioritario per la Penisola: non a caso proprio sul plasma per il 40% dipendiamo dall’estero. Le sfide dunque sono due: da un lato sostenere la cultura del dono e dall’altro rendere il sistema trasfusionale italiano sempre più ‘tecnologico’. Il nodo infatti è anche questo, dal momento che l’impatto dell’IA in tale campo “è ancora modesto”, come ha spiegato a Nursind Sanità Riccardo Serafini, direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina trasfusionale e Immunoematologia (Simit) dell’Ospedale Sandro Pertini di Roma.
Il tema è stato al centro dell’iniziativa “Generazione dono – Il futuro della donazione del sangue e del plasma”, promossa dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto.

PERMESSI DAL LAVORO PIU' SEMPLICI PER I DONATORI
Proprio il deputato di FdI ha sottolineato il ruolo che possono svolgere le imprese quali “presidi di donazione, prevenzione e informazione” e al nsotro giornale ha annunciato: “In commissione Lavoro cercheremo di capire come aiutarle per provare a mettere a terra un piano permessi per quei lavoratori che si dedicano alle donazioni non in maniera saltuaria, ma con continuità. Serve una norma, insomma, che possa renderli più semplici e accessibili”.

PIU' DONATORI MA ANCHE PROCESSI TRASFUSIONALI PIU' DIGITALIZZATI
“Coinvolgere la popolazione è prioritario - ha sottolineato infatti Serafini -. Anche perché l’atto trasfusionale non si traduce in salute solo per chi riceve sangue, ma anche per chi dona, essendo in quel caso un fondamentale strumento di prevenzione”.
Accrescere la platea dei donatori e magari anche abbassare l’età media dei donatori (al momento 50 anni), dunque, è fondamentale. Bisogna però potenziare, come detto, pure l’apporto dell’IA, visto che l’80% dei centri trasfusionali è analogico. “Ne va della possibilità di  leggere e analizzare una miriade di dati che noi siamo tenuti a conservare per legge per 30 anni – ha concluso Serafini -. Senza contare la capacità dell’ Intelligenza artificiale nel far emergere le criticità. Ecco perché l’appello è ad avere sempre più dati predittivi, sempre più una digitalizzazione dei processi trasfusionali”.

 

 

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