Farmaci, la querelle sui prezzi che divide le imprese e penalizza i pazienti
La prospettiva di revisione per contenere i costi accende il dibattito all'Assemblea pubblica di Farmindustria. Il presidente Cattani: "Un approccio incentrato sul contenimento della spesa rischia di restringere le opzioni terapeutiche". Schillaci: "Non voglio che i cittadini paghino di più"
La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e il diritto all’accesso alle cure si trovano nuovamente al centro della partita fra imprese ed esecutivo. Il detonatore stavolta è l’ipotesi di revisione del prontuario terapeutico su cui sarebbe al lavoro l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) con l’obiettivo di contenere la spesa farmaceutica, giunta lo scorso anno alla cifra record di 24,9 miliardi di euro.
IL PREZZO AL RIBASSO
A criticare la riforma, orientata al contenimento dei costi, sono soprattutto le aziende che temono un restringimento delle opzioni dei medicinali a disposizione dei pazienti. Ciò introdurrebbe un sistema di rimborso all’interno delle categorie terapeutiche: per ogni classe, anche in presenza di principi attivi differenti, il Servizio sanitario rimborserebbe unicamente il medicinale dal prezzo più basso. Qualora il medico decidesse di prescrivere o il paziente volesse mantenere un farmaco diverso e non allineato al ribasso, la differenza economica rimarrebbe interamente a carico del cittadino, a meno che le aziende non accettino una riduzione forzosa del prezzo di listino. La prospettiva ipotizzata dall’Aifa colpirebbe buona parte delle imprese, secondo le ipotesi paventate durante l’annuale Assemblea pubblica di Farmindustria, che si è svolta oggi a Roma.
LA PREOCCUPAZIONE DI FARMINDUSTRIA
Dal palco, il numero uno di Farmindustria, Marcello Cattani, fresco di conferma per i prossimi due anni, ha espresso preoccupazione sulla revisione del prontuario. La richiesta della sigla è chiara: a guidare le scelte deve essere la scienza. "La personalizzazione delle cure – ha detto Cattani – è una delle grandi conquiste della medicina moderna. Non si possono considerare confrontabili, solo per abbassarne il costo per il Servizio sanitario, farmaci che presentano profili clinici differenti e che rispondono alle esigenze di pazienti diversi. Il valore terapeutico e la scienza devono rimanere il criterio guida delle decisioni. Un approccio incentrato unicamente sul contenimento dei costi – ha aggiunto – rischierebbe di restringere le opzioni terapeutiche a disposizione dei pazienti e di mettere in crisi una parte importante della base industriale. Soprattutto in una fase di forte aumento dei costi della produzione, in un contesto che opera su prezzi amministrati e quindi fissi, e della concorrenza internazionale, che determina un forte e rapido riposizionamento a livello globale degli investimenti in ricerca e produzione”.
LA RASSICURAZIONE DI SCHILLACI: "NON VOGLIO CHE I CITTADINI PAGHINO DI PIÚ"
Entrambi presenti all'Assemblea, ministro e sottosegretario alla Salute hanno gettato acqua sul fuoco, richiamando la centralità delle scelte politiche e la necessità di preservare l'equità d'accesso su base nazionale, evitando che il contenimento si ribalti sulle tasche dei pazienti. La linea guida, quindi, rimane ancorata alla difesa del paziente, a detta del titolare del dicastero, Orazio Schillaci: "Credo sia importante – ha precisato – continuare ad offrire ai pazienti tutto ciò che l'industria farmaceutica produce. Se in questi anni l'aspettativa di vita in Italia è aumentata lo si deve alla ricerca farmaceutica, è importante che i pazienti italiani, indipendentemente da dove vivono e quanto guadagnano, abbiano l'accesso più rapido ai farmaci, anche a quelli più innovativi". "Poi c'è il problema – ha aggiunto – della sostenibilità del Ssn e credo sia importante avere nuovi strumenti e una nuova visione. Non è solo capire quanto paghiamo i farmaci, ma inserirli in un contesto diverso e collaborare con chi i farmaci li produce e li sviluppa, cioè con l'industria. Ne discuteremo, nell'interesse soprattutto dei cittadini. Io non voglio che i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai farmaci". Il sottosegretario ha tenuto a smentire l'ipotesi di un comparto fuori controllo: "La media della spesa farmaceutica – ha ricordato Marcello Gemmato – nel quinquennio precedente era del 7,2% di aumento, oggi questo aumento è diminuito al 5,7%”.
IL PHARMA ASSET STRATEGICO
Il dibattito sul prontuario si inserisce in un contesto che vede il settore dei farmaci come un pilastro del made in Italy e della tenuta socio-economica. A dirlo sono i numeri illustrati in occasione della stessa Assemblea: nel 2025 il comparto ha raggiunto 74 miliardi di euro di produzione e ben 69,2 miliardi di export (pari al 75% della crescita totale dell'export italiano), incidendo direttamente per il 2% sul Pil nazionale e impiegando oltre 72.200 addetti diretti (316.000 con l’indotto), con una presenza femminile che tocca il 46% generale e il 52% nella Ricerca e Sviluppo. Negli ultimi 10 anni, l’export farmaceutico italiano ha registrato una crescita esponenziale del 248%, una performance nettamente superiore rispetto ai competitor europei (+148% la media Ue). Le imprese farmaceutiche hanno così già contribuito per il 33% (circa 24,7 miliardi di crescita) all’obiettivo di 700 miliardi di esportazioni complessive fisse dal Governo italiano per il 2027.
PiÚ INNOVAZIONE E PIÚ LONGEVITÀ
Dal punto di vista sanitario, l'innovazione si è tradotta anche in più longevità. In Italia la speranza di vita sfiora gli 84 anni (aumentata di 3 mesi all'anno negli ultimi 5 decenni), con una contrazione della mortalità totale del 31% in 25 anni (-41% per le patologie croniche e -27% per le neoplasie). Secondo le stime presentate da Farmindustria, 11 miliardi di euro investiti in innovazione nel decennio 2014-2024 hanno generato ben 66 miliardi di euro di valore socio-economico complessivo, quantificabili in 21 milioni di giornate di ospedalizzazione evitate e 1 miliardo di ore di lavoro recuperate. Cifre che interpellano direttamente i professionisti della salute: meno ricoveri inappropriati significano una decongestione dei reparti e una migliore qualità del tempo assistenziale.
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