25 Giugno 2026

Caldo e malattie, "Bere tanto non è la panacea per tutti"

L'internista Manfellotto (Gemelli-Isola): "L'apporto idrico va sempre calibrato sulla capacità dell'organismo di eliminare i liquidi". E mette in guardia sull'"accumulo eccessivo di acqua nei tessuti interstiziali per pazienti con scompenso cardiaco o insufficienza renale"

Di Elisabetta Gramolini
Caldo e malattie, "Bere tanto non è la panacea per tutti"

 

L’ondata di calore che attraversa la Penisola da giorni e non accenna a dissolversi mette a rischio la salute dei più fragili già affetti da patologie. Le più vulnerabili sono le persone anziane che soffrono prevalentemente delle malattie croniche magari plurime. “Molto spesso non ci si trova di fronte a condizioni isolate, bensì a quadri di multimorbidità, ovvero alla coesistenza nello stesso paziente di più patologie come l'ipertensione arteriosa, lo scompenso cardiaco, l'insufficienza renale cronica, la bronchite cronica, l'insufficienza respiratoria e il diabete”, spiega a Nursind Sanità Dario Manfellotto, specialista in Medicina interna e Nefrologia dell’Ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola e past president della Federazione degli internisti ospedalieri italiani (Fadoi). Queste condizioni sommano i loro effetti negativi a quelli del caldo, richiedendo l'assunzione di numerosi farmaci che necessitano di una gestione terapeutica integrata.

L'IMPORTANZA DEL QUADRO D'INSIEME PER PAZIENTI CON PIÚ PATOLOGIE
L’effetto del caldo può essere critico sui pazienti con più patologie, costretti ad assumere più farmaci.  In questa stagione, per questi quadri clinici spesso sono necessarie modifiche della terapia o dei dosaggi. Per loro, “il punto di riferimento costante per il malato cronico deve essere sempre il medico di famiglia o l'internista”, osserva Manfellotto. “Lo specialista - precisa - tende a concentrarsi sulla singola malattia, mentre il medico internista possiede una visione globale del paziente, fondamentale per valutare l'insieme delle patologie, l'interazione tra i diversi farmaci e i potenziali rischi specifici che variano da persona a persona”.

IL LIVELLO DI IDRATAZIONE IN UOMINI E DONNE
Dal punto di vista del genere, il caldo non fa sconti, anche se le donne hanno una percentuale di acqua corporea leggermente maggiore rispetto agli uomini che le espone meno alla disidratazione. La tolleranza al caldo, sia assoluta sia percepita, varia molto a seconda dei meccanismi individuali di termoregolazione e sudorazione. “Poiché il caldo favorisce la vasodilatazione, la sudorazione e il calo della pressione, – continua – l'effetto dei farmaci può cambiare drasticamente. Ad esempio, chi assume diuretici importanti per l'insufficienza cardiaca o renale è più soggetto a disidratazione, mentre chi non riesce a sudare a sufficienza rischia l'accumulo di calore corporeo. Questo fenomeno è alla base del colpo di calore, un evento comune nell'anziano esposto a temperature estreme che si manifesta con alterazione della termoregolazione, febbre, mal di testa e stato confusionale”.

LA BUSTINA D'INTEGRATORE SERVE?
Per quanto riguarda l'uso di integratori salini in estate, è preferibile non prescriverli in modo generico, secondo Manfellotto. “Gli integratori – dice – sono spesso preparati dietetici non sottoposti alle rigide regole del mercato farmaceutico e frequentemente non ne si conosce l'esatto dosaggio. La pratica clinica corretta prevede invece la supplementazione mirata dei singoli elettroliti e sali minerali solo dopo aver documentato una reale carenza tramite gli esami del sangue, poiché non esiste una dose singola adatta a tutti”.

L'APPROTO DI ACQUA IN BASE ALL'ORGANISMO
Lo stesso principio di personalizzazione vale per l'assunzione di acqua. Sebbene la regola generale raccomandi circa due litri al giorno, l'apporto idrico va calibrato sulla capacità dell'organismo di eliminare i liquidi in eccesso. “Nei pazienti con scompenso cardiaco o insufficienza renale – osserva il dottore –, un carico eccessivo di acqua rischia di accumularsi nei tessuti interstiziali, provocando edemi e il rigonfiamento di piedi, mani e gambe”. Un indicatore clinico molto semplice per monitorare questo fenomeno è il controllo del peso corporeo: un aumento repentino di due chili da un giorno all'altro non è sinonimo di grasso, ma di liquidi trattenuti. “È sempre il giudizio clinico personalizzato sul singolo individuo – conclude – a dover guidare l'azione medica, superando l'approccio standardizzato dei consigli generici”.

 

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