08 Luglio 2026

“Il furto di fentanyl? Non si metta in circolo una nuova oppiofobia”

Il colpo all'ospedale Israelitico di Roma alimenta la minaccia dello spaccio e il timore del mercato nero. Ma Coluzzi (Sapienza) avverte su Nursind Sanità: "Non si faccia un passo indietro sulla terapia del dolore per i pazienti oncologici"

Di Elisabetta Gramolini
Foto di Mart Production
Foto di Mart Production

C'è allerta in Italia dopo il furto di 80 fiale di fentanyl nella farmacia dell’ospedale Israelitico di Roma, avvenuto oltre dieci giorni fa. Tant'è che il governo, con la cabina di regia di ieri, sta pensando di aggiornare il Testo unico sugli stupefacenti per renderlo più stringente. Adesso, tuttavia, è reale il pericolo che l’antidolorifico sia stato già spacciato nel mercato illegale delle sostanze stupefacenti. I più esposti sono coloro che cercano nel potente oppiaceo lo stordimento e l’euforia, addirittura più marcata rispetto all’eroina e alla morfina. A ben vedere, però, rischia di essere calpestata anche tutta l’attività di informazione e sensibilizzazione verso i pazienti bisognosi di terapie del dolore, a cui negli ultimi anni è stato detto che quel farmaco, nelle dosi prescritte e sotto controllo medico, fosse necessario e opportuno per il loro percorso terapeutico.

IL DIRITTO ALLA ANALGESIA

“Nel lontano passato c’era in Italia una certa ‘oppiofobia’ che interessava in primis i medici e ovviamente anche i pazienti. Come sempre cultura e informazione aiutano a sconfiggere barriere che sembrano insormontabili. Oggi abbiamo la consapevolezza di poter manovrare agevolmente queste molecole e sappiamo di dover adeguatamente istruire i nostri pazienti nella prescrizione”, ha spiegato a Nursind Sanità la professoressa Flaminia Coluzzi della Sapienza di Roma, responsabile Terapia del Dolore Onco-Ematologia della Aou S. Andrea, che spera fortemente che il furto recente non riaccenda le polemiche sull'uso nelle terapie del dolore. “L’Italia ha avuto bisogno della Legge 38 nel 2010 perché i nostri pazienti avessero finalmente il diritto ad una adeguata analgesia e perché i medici fossero messi nelle condizioni di prescrivere questi farmaci senza insormontabili difficoltà. Come responsabile di un centro per il trattamento del dolore in onco-ematologia, mi auguro veramente che non si voglia fare un passo indietro così grave, da rappresentare un vero ostacolo alla cura efficace del dolore cronico, in particolar modo, parlando di fentanyl, nel paziente oncologico”.

LE PROPRIETÀ E LE MODALITÀ DI ASSUNZIONE
Il fentanyl è un oppiaceo molto utilizzato nel trattamento del dolore cronico, in particolar modo nel paziente oncologico. “La sua efficacia analgesica è ampiamente documentata nella letteratura scientifica e nella pratica clinica oramai consolidata da anni di esperienza con questa molecola”, ha sottolineato la professoressa. “È addirittura una prima scelta in soggetti fragili come quelli in insufficienza renale, che necessitano di un oppiaceo maggiore per il trattamento del dolore cronico. Le formulazioni che utilizziamo nella terapia del dolore sono transdermiche, ossia cerotti medicati ad assorbimento sistemico, che rilasciano gradualmente il farmaco in maniera costante per 72 ore e alleviano il dolore severo continuo. Esistono poi delle formulazioni transmucosali, da utilizzare per via buccale o nasale, allo scopo di dare un sollievo immediato ai pazienti con dolore episodico intenso, esclusivamente correlato alla patologia oncologica”. Le fiale per utilizzo endovenoso si trovano negli ospedali prevalentemente per utilizzo intraoperatorio nel setting anestesiologico e sono regolamentate nella gestione e nell’erogazione in maniera differente rispetto alla normativa prescrittiva per le formulazioni utilizzate per il trattamento del dolore cronico.

I RISCHI DI ABUSO  
Tutti gli oppioidi hanno un potenziale rischio di abuso, nel momento in cui vengono utilizzati a scopo voluttuario, senza che ce ne sia una reale necessità analgesica”, ha precisato l’esperta. Negli anni sono stati fatti grandi passi avanti per garantire la sicurezza del paziente nell’utilizzo delle formulazioni indirizzate al trattamento del dolore cronico e nel prevenire il potenziale di abuso. “Si pensi che questo farmaco viene utilizzato in autonomia dal paziente a domicilio e pertanto il profilo sicurezza rappresenta un punto imprescindibile nella prescrizione”.

LE 4 ‘A’ DELLA SICUREZZA
L’Italia, come anche il resto dell’Europa, grazie all’utilizzo razionale e ragionato di questi farmaci oppiacei, non ha registrato il fenomeno dell’abuso descritto negli Stati Uniti.  “Il paziente con dolore cronico, se adeguatamente trattato e con una buona aderenza ai piani terapeutici prescritti, trarrà da queste molecole solo il noto e descritto beneficio analgesico. È dovere del medico, come ci ricordano le linee guida, sorvegliare le cosiddette ‘4 A’ di sicurezza: analgesia, ossia che gli oppiacei prescritti garantiscano effettivamente un beneficio analgesico sul singolo paziente e sulla sua tipologia di dolore; activities of daily living, ossia che l’utilizzo di questi farmaci permetta al paziente di ottenere un beneficio anche in termini di ripresa delle attività quotidiane; adverse events, quindi sorvegliare che gli effetti collaterali associati al loro utilizzo siano controllati e tollerabili. Ed infine la a di ‘aberrant drug-taking behaviors’, vale a dire sorvegliare i comportamenti inadeguati che alcuni soggetti possono avere nella ricerca del farmaco a scopo differente da quello antalgico”.

GLI EFFETTI COLLATERALI DA OSSERVARE
Tutti i farmaci hanno un loro profilo di effetti collaterali. “Ricordiamo che ‘pharmakon’ in greco significa veleno – ha affermato la professoressa –. Gli oppiacei, come il fentanyl, nel loro utilizzo cronico hanno come principale effetto collaterale la stipsi, che può rappresentare il vero fattore limitante nel loro utilizzo o nel raggiungimento del dosaggio efficace. All’inizio del trattamento si possono manifestare nausea, vomito, sonnolenza, che tendono a risolversi nel giro di pochi giorni per l’instaurarsi del fenomeno della tolleranza. Questi farmaci vengono sempre prescritti a partire da basse dosi e salendo progressivamente fino a raggiungere la dose minima efficace e questo garantisce solitamente una buona tollerabilità. È chiaro che nel sovradosaggio possono però essere estremamente pericolosi, causando depressione respiratoria e quindi potenzialmente letali nell’abuso o nel sovradosaggio”.

 

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