20 Luglio 2026

Sanitari no vax, "La sanatoria una scelta grave, in gioco l'autonomia delle professioni"

La senatrice Pd Lorenzin interroga Schillaci: "Chiediamo al ministro di uscire dall'ambiguità. Non si possono celebrare gli Ordini quando fanno comodo e commissariarne le decisioni quando non piacciono alla maggioranza di turno"

Di NS
Foto di Norbert Braun
Foto di Norbert Braun

Non si arresta la mobilitazione del Pd contro la modifica al ddl delega sulle professioni sanitarie che riabilita il personale no vax radiato dall’albo. Dopo la richiesta, partita dalla Camera, di un’informativa urgente al ministro Schillaci avanzata dalla deputata dem Ilenia Malavasi, arriva anche, stavolta da Palazzo Madama, un’interrogazione urgente al titolare del dicastero di Lungitevere Ripa. Ad annunciarla è stata la senatrice Beatrice Lorenzin, vicepresidente del gruppo del Partito democratico al Senato e prima firmataria dell’atto ispettivo, che ha definito la modifica “una scelta grave, che non risponde ad alcuna necessità del Servizio sanitario nazionale, ma alla volontà politica della destra di riaprire e alimentare una battaglia ideologica sulle decisioni assunte durante l’emergenza Covid". 

"NESSUN VUOTO NORMATIVO DA COLMARE"
"Non esiste alcun vuoto normativo da colmare. L’ordinamento già consente al professionista radiato di chiedere la reiscrizione dopo cinque anni, affidando agli organi competenti la valutazione dei presupposti. La maggioranza ha invece scelto di introdurre una disciplina speciale e derogatoria, una vera e propria sanatoria, intervenendo per legge sugli effetti di provvedimenti disciplinari assunti dagli Ordini professionali", ha aggiunto Lorenzin.
Secondo la parlamentare dem, “questa vicenda non riguarda soltanto la sanatoria dei sanitari no vax radiati durante la pandemia. Riguarda qualcosa di molto più profondo. Oggi la maggioranza interviene per riabilitare chi ha scelto di non rispettare obblighi, prescrizioni e regole durante il Covid; domani potrebbe intervenire su qualsiasi decisione assunta, nel rispetto della deontologia medica e delle evidenze scientifiche, che non piaccia al politico di turno". "Se passa il principio che il Parlamento possa riscrivere gli effetti delle decisioni disciplinari degli Ordini professionali, si apre una pericolosa stagione di interferenze politiche sulla medicina e sulla scienza. È il modello che abbiamo visto affermarsi nell’America di Trump: quando la scienza, le istituzioni indipendenti o gli organismi professionali assumono decisioni sgradite al potere politico, invece di rispettarne l’autonomia si cerca di delegittimarli, condizionarli o aggirarli per legge", ha proseguito.

L'EMENDAMENTO UN PRECEDENTE CHE RIGUARDA IL FUTURO DELL'AUTONOMIA DELLE PROFESSIONI
Per l’ex ministra della Salute, inoltre, “oggi il bersaglio sono i professionisti radiati durante il Covid. Domani potrebbe essere qualsiasi medico che, nel rispetto della deontologia, delle evidenze scientifiche e del Codice professionale, assuma una decisione sgradita al governo o alla maggioranza di turno. È un precedente che non riguarda il passato, ma il futuro dell’autonomia delle professioni sanitarie nel nostro Paese”. Per questo, ha concluso, “chiediamo al ministro Schillaci di uscire dall’ambiguità e di spiegare quali iniziative intenda adottare per difendere l’autonomia degli Ordini e la loro responsabilità disciplinare. Come può il ministro della Salute permettere che il governo, con la mano destra, destrutturi la funzione primaria degli Ordini professionali, svuotandone l’autonomia disciplinare, mentre con la mano sinistra continua a declamarne l’importanza nella tutela della deontologia, della qualità delle cure e della sicurezza dei cittadini? Non si possono celebrare gli Ordini quando fanno comodo – ha concluso - e commissariarne le decisioni quando non piacciono alla maggioranza di turno”.

 

 

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