03 Settembre 2026

"Con il continuo definanziamento del Ssn cambia il modello sociale del Paese"

L'Ordine dei medici analizza i dati Gimbe. Il presidente Anelli: "La prossima legge di Bilancio deve segnare un cambio di passo". Ecco le priorità Fnomceo

Di NS
Foto di Lia Den
Foto di Lia Den

“I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe devono farci riflettere. Non siamo più di fronte soltanto a un problema di risorse insufficienti per la sanità. Se questa tendenza continuerà, rischiamo di cambiare il modello sociale del nostro Paese”. Il presidente della Fnomceo- Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, commenta i nuovi dati sulla spesa sanitaria pubblica italiana nel 2025.

 

L'ACCESSO ALLE CURE A RISCHIO
L’Italia destina alla sanità pubblica il 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse ed europea; è quindicesima in Europa per spesa pubblica pro capite e ultima tra i Paesi del G7. Il divario rispetto alla media dei Paesi europei dell’area Ocse ha raggiunto i 36,1 miliardi di euro.
“Per anni – aggiunge Anelli – abbiamo discusso del finanziamento del Servizio sanitario nazionale quasi esclusivamente in termini economici. Oggi dobbiamo porci una domanda diversa: quale società vogliamo essere? Quando l’accesso alle cure comincia a dipendere dalla disponibilità economica delle persone, infatti, non cambiano soltanto i sistemi sanitari: cambia il rapporto tra cittadini, diritti e Stato”.
Nel 2024, riporta ancora Gimbe, sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici. Intanto aumentano il ricorso alla spesa privata e le disuguaglianze sociali e territoriali.
“È questo il punto – continua il presidente Fnomceo– che non possiamo sottovalutare. Il Servizio sanitario nazionale è stato una delle più grandi conquiste sociali della Repubblica, perché ha reso concreto il principio costituzionale di uguaglianza: quando una persona si ammala, il diritto a essere curata non può dipendere dal suo reddito”.

 

IL CAMBIO DI PASSO NECESSARIO NELLA PROSSIMA MANOVRA
Per Anelli, però, l’aumento delle risorse deve essere accompagnato da una scelta precisa sulle priorità di investimento. “La prossima legge di Bilancio – auspica – deve segnare un cambio di passo. Servono risorse adeguate per il Servizio sanitario nazionale, ma una parte significativa di queste risorse deve essere destinata al capitale umano, alle retribuzioni e alle condizioni di esercizio professionale. Investire nei medici e negli altri professionisti significa investire concretamente nell’accessibilità e nella qualità delle cure”.
“Il Servizio sanitario nazionale – conclude Anelli – non è soltanto il luogo nel quale curiamo le malattie. È uno dei luoghi nei quali la Repubblica mantiene la promessa costituzionale di non lasciare sola una persona nel momento della fragilità. Se continuiamo a definanziarlo e a non investire nei suoi professionisti, non avremo soltanto una sanità diversa. Avremo un Paese diverso: più diseguale, nel quale la possibilità di curarsi dipenderà sempre più da ciò che una persona ha e sempre meno dal diritto che ha in quanto persona”.

 

 

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