La peste e le ombre in Russia. "Perché lavoravano con quel batterio?"
Resta avvolta nella nebbia la morte della ricercatrice in Siberia per la presunta rottura di una provetta contenente Yersinia pestis. Ciccozzi a Nursind Sanità: "Guarda caso parliamo della forma polmonare, l'unica che si trasmette da uomo a uomo"
L’allarme peste si allarga dalla Russia alla Cina, anche se solo a livello burocratico. A Hulunbuir, nella regione autonoma cinese della Mongolia interna, che confina con l’estremo oriente russo, è stato diffuso un avviso preventivo sui pericoli connessi al morbo dopo la notizia della morte sospetta di Daria Shupilova. La ricercatrice e tecnica dell’Istituto antipeste di Irkutsk, nella Siberia centrale, il 25 settembre scorso avrebbe rotto accidentalmente una provetta contenente Yersinia pestis, il batterio responsabile appunto della peste, compresa la forma polmonare, l’unica che si trasmette da uomo a uomo. Le condizioni della donna sarebbero peggiorate nei giorni successivi: ricoverata il 29 settembre all'ospedale del distretto di Shelekhov, Shupilova è morta nelle prime ore del 2 ottobre.
Le autorità russe hanno avvolto il caso nella solita nebbia informativa, mentre quelle cinesi temono rischi per la salute pubblica in un’area come quella della Mongolia, storicamente interessata dalla presenza naturale della peste per la forte densità di animali selvatici. Tuttavia, il pericolo di focolaio resta basso e sei giorni fa il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha spiegato che non ci sono problemi di comunicazione: il Dragone e la Russia mantengono intensi scambi cooperano su prevenzione e controllo delle malattie infettive, inclusa la peste. Circa 48 ore dopo il governatore della regione russa di Irkutsk, Igor Kobzev, ha chiarito invece che le misure preventive di quarantena erano state completate e che si era concluso il monitoraggio sanitario dei contatti. Fatto sta che a Hulunbuir sono state emanate linee guida per gli abitanti, che prevedono controlli sanitari di routine, disinfezione ambientale, segnalazione rapida di eventuali sintomi sospetti e il rispetto delle regole di prevenzione.
Fin qui i fatti, molti dei quali presunti, perché di certezze in questa storia ce ne sono davvero poche. La chiave di interpretazione più interessante, invece, Nursind Sanità la raccoglie dal professor Massimo Ciccozzi, responsabile di Statistica medica e epidemiologia molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma: “Loro possono dire quello che vogliono. Ma la vera domanda è: perché lavoravano con la Yersinia? Con quali intenti?”. Un interrogativo inquietante che potrebbe far pensare addirittura a una saldatura tra interessi scientifici e fini militari. “Si sa che industria farmaceutica privata e settore bellico vanno a braccetto – adombra lo studioso –, i legami finanziari non mancano. Ma perché in quel laboratorio, come in tanti altri nel mondo, si stava studiando la peste? Peraltro quella polmonare, l’unica che si trasmette da uomo a uomo? Cosa si voleva evitare o trovare oppure sperimentare? Tanto sappiamo che non ti diranno mai nulla”.
In effetti la forma polmonare, come detto, è l’unica che si trasmette tra esseri umani, a differenza della bubbonica e della setticemica che di norma passano soltanto da animale a uomo. Ciccozzi segnala poi un dettaglio interessante sulla teoria della provetta rotta: “L’incidente di laboratorio è possibile, non esiste il rischio zero. Ma in quei contesti si lavora con livello di sicurezza 4: c’è solo personale addestrato, dotato di bardature e protezioni ermetiche, come se fossero scafandri. Ci si veste in 15 minuti e ci si sveste in circa un’ora, proprio per evitare i contagi. Come fa una provetta rotta a infettare chi la sta maneggiando?”. Altra domanda inquietante destinata a restare quasi certamente senza risposta.
L’esperto è comunque scettico sulle più fervide teorie cospirative circa la nuova epidemia o pandemia: “Per carità, qui non sapremo nulla, come è accaduto con l’origine del Covid. In quel caso coloro che conoscevano la verità sono tutti morti. Ma la peste non è come il SarsCov2 che consente al veicolo, ossia alla persona infettata, di farsi portare in giro. La diffusione è molto difficile: qui muori in 24-48 ore. E seppure fai subito l’antibiotico, rimane il 50% delle probabilità di morire in poco tempo. Dunque non vedo un rischio epidemia o pandemia. A meno che qualcuno non voglia provocarla apposta”. Infine Ciccozzi chiosa, con un velo di sarcasmo: “Sono un inguaribile sostenitore dell’uomo. Se in questo caso volevano trovare un vaccino, una cura o volevano provare a modificare il morbo per renderlo non più trasmissibile da persona a persona, a me sta bene. Ma allora ditelo. Invece resterà tutto opaco, proprio come accadde a Wuhan nel 2019”.
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