Fine vita, il governo impugna la legge del Veneto
Il Cdm ha deciso di sollevare la questione di legittimità costituzionale davanti alla Consulta sulla normativa che era stata approvata dalla Regione a inizio settembre, prima volta per un ente guidato dal centrodestra
Niente da fare. Il governo non accetta che le Regioni possano portarsi avanti e legiferare sul fine vita, mentre la politica latita e la legge nazionale è arenata al Senato. Oggi il Consiglio dei ministri ha impugnato la recente normativa del Veneto che ha aperto al suicidio medicalmente assistito, a determinate condizioni. L’esecutivo dice stop al testo che era stato approvato dal Consiglio regionale, a Venezia, all’inizio di settembre.
Caldeggiata anche dall’ex governatore della Lega, Luca Zaia, la legge di Palazzo Ferro Fini era stata la prima sfornata da una autonomia governata dal centrodestra, la quarta in ordine di tempo dopo Toscana, Sardegna ed Emilia Romagna. Lo stesso Zaia due mesi fa aveva esultato: questa disciplina “è per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e gli operatori sanitari, che ogni giorno si confrontano con situazioni umane e professionali difficilissime. Da oggi avranno un quadro più chiaro e uno strumento in più per affrontarle”.
Adesso, però, tutto torna in discussione. Il governo infatti ritiene che la normativa regionale ecceda la competenza dell’ente locale e ha deciso di promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Consulta, che peraltro ha già ripetutamente messo in mora il Parlamento, invitandolo a legiferare il prima possibile sulla delicata materia.
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